La ricerca e il progetto dello spazio dell’uomo è il tema dell’edizione 2012 di Coreografia d’Arte. Federicapaola Capecchi e Francesco Tadini, ideatori e curatori del Festival Coreografia D’Arte, anticipano i temi e gli spunti di riflessione e ricerca che caratterizzeranno la III° edizione di Coreografia D’Arte.
L’uomo è misura di ciò che crea. Coregrafia d’Arte misura l’uomo di fronte a qualcosa che ha creato. Di fronte a un’opera. Teatro che danza un’opera. Così, tutta la smisurata dimensione del gesto teatrale si relaziona a quel piccolo mondo di una tela. Quell’universo inquadrato dove viene parlata la lingua delle immagini e dei colori viene liberato da quell’altro mondo – che parla la lingua del corpo – per la durata di uno spettacolo.
Inquadrare significa mettere in un quadro. Ma anche: collocare, focalizzare, includere, fare il punto, arruolare, assumere, inserire, profilare, riprendere, schierare, descrivere… I contrari sono: astrarre, confondere, fraintendere. Coreografia d’Arte ha a che fare con tutte queste parole.
Piet Mondrian dipinse – due anni prima di morire – Broadway Boogie-Woogie. Una tela che inquadra uno stile musicale (chiamato Fast Blues, al principio) che si danza. Ci mise dentro tutto quello che amava. Lasciò fuori tutto ciò che fuggiva: il nazismo, innanzi tutto. Incluse il movimento in un’architettura formale di cui fu ideatore, fino a correre – quasi – il rischio di romperla, andando oltre le regole.
” Nessun tempio potrebbe avere una razionale progettazione senza simmetria e senza proporzione, senza cioè avere un esatto rapporto proporzionale con le membra di un ben formato corpo umano…” scrive Vitruvio, nel terzo libro del suo trattato De Architectura. Verosimilmente, la preoccupazione delle proporzioni con il corpo – e con tutto quello che può agire – è, ancora un motivo dominante di qualunque Forma d’arte. Viene da pensare alla ricerca musicale, alla spazializzazione del suono, alla creazione di veri e propri mondi acustici, abitabili, nuovi, non ordinari. La 55. Biennale Musica di Venezia si intitola “Mutanti”: allude a qualcosa che non è più, si trasforma… In definitiva a un essere umano che perde proporzioni, peso, consistenza, che affida la propria identità alla memoria di una macchina remota: protesi e sintesi nello stesso, atemporale, delirio.
Coreografia d’Arte cerca lo spazio di confine tra i linguaggi: quella linea sottile la cui membrana venne squarciata – viene dire: irreparabilmente – dai tagli di Lucio Fontana. Non a caso Federicapaola Capecchi vi ha dedicato una delle prime coreografie, due anni fa. Lo spazio dove estensione e distanza si confondono è lo spazio che deve essere intuito prima che concepito, visto prima che misurato. Forse è per questa ragione che il termine Weltanschauung offre un contenitore di plasticità assoluta, ricorrente, attuale. Contiene l’idea che la visione sia la forza che permette di costruirle, la Realtà e la Forma. Jaspers scriveva “le visioni del mondo sono idee, manifestazioni supreme ed espressioni totali dell’uomo (…) Le posizioni ultime che l’anima occupa, le forze che la muovono” (Psicologia delle visioni del mondo, 1919).
La ricerca e il progetto dello spazio dell’uomo – della possibilità di focalizzarlo – è il tema dell’edizione 2012 di Coreografia d’Arte. Nella nostra Visione, l’unico rimedio alla perdita d’identità dell’uomo/mutante è la riconquista del terreno perduto: lo spazio unico della scena. Il Teatro, l’attimo non ripetibile dell’improvvisazione, il rapporto fisico con ciò che accade, la distanza minima tra chi fa e chi ne viene coinvolto sono le armi più taglienti di cui, ancora, l’umanità dispone per concedere al Tempo di vincere la battaglia con il grande Freezer Elettronico.
Opere pittoriche “liberate” nello spazio imprevedibile di una scena costruita – mattone su mattone – dal movimento dei corpi danzanti. Al pubblico verrà – quindi – chiesto di inquadrare, collocare, includere, riprendere, astrarre… e, forse, anche schierarsi per una visione non retinica dell’arte, non arruolata della vita.
Francesco Tadini
Coreografia D’Arte indaga lo spazio. Come elemento coreografico, fisico e concettuale, intrinseco all’arte della coreografia e all’arte tutta, e come elemento più generale: naturale, quotidiano, psico-fisiologico, socio-culturale, civile, politico e, soprattutto, artistico. Come interrogativo – ancora aperto – fondativo della ricerca e della creatività di ogni arte: pittura, scultura, fotografia, cinema, letteratura.
Spazio, corpo e potere. Su questo vogliamo indagare e ricercare, da qui vogliamo partire.
La danza si fa ‘scrittura’. Diventa capace di una vera e propria ‘incisione’ a livello plastico? Siamo in presenza di uno spazio che, modellando ed essendo a sua volta modellato, acquista una concretezza e densità tale da non potersi più configurare come uno “spazio vuoto” (Lo Spazio Vuoto, Peter Brook,1968).
“Lo spazio rappresenta una forza dinamica nella lotta contemporanea riguardante il significato, l’appartenenza e il potere” Jody Berland, Spazio 2005. Addentriamoci in questa analisi e ricerca. […] Arrivare ad una relazione più forte e profonda con i linguaggi dell’arte e aver cura del conoscere è espressione essenziale di ogni società ed è la cura che vuole avere Coreografia D’Arte.
Da qui muove la nuova edizione di Coreografia D’Arte. Da un pensiero che apra nuove riflessioni sullo spazio e da una danza nello spazio che nasce da un coreografo pensatore che nella scrittura coreografica rivela la propria estetica e Weltanschauung (visione del mondo). Perché Coreografia D’Arte non smette, proprio attraverso l’arte, di ricordare la necessità di essere testimoni anche del proprio contemporaneo, di riversare un pensiero, comunicarlo, di prendere posizioni. [...]
Federicapaola Capecchi












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